La pennichella

05 / FEB / 2015 in

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Pisolino, pennichella, sonnellino. Diminuitivi riposanti. Stanno per dormita, anzi dormitina. Si fanno nel pomeriggio, soprattutto in quelle giornale di calura estiva, dopo pranzi e robuste libagioni.

Il Pascoli ricama: “Da' borghi sparsi le campane, intanto, si rincorron coi lor gridi argentini: chiamano al rezzo, alla quiete, al santo desco fiorito d'occhi di bambini.” Non indugia, fanciullescamente, su quello che succede “dopo”.

Altre voci poetiche canteranno sbadigli e penniche. Il Belli, per esempio. Lodo la pennichella, quel piccolo ristoro che spezza la giornata, purché non diventi sonno protratto fino all’imbrunire. Infatti si registra la pennichella gustata su di una poltrona. L’etimo è tributario del latino Pendiculare: ‘essere sospeso, inclinarsi’. Chi dorme seduto, in effetti, "pende" in avanti o indietro o verso i lati. La voce allude al movimento declinante e oscillatorio del capo in chi sta per addormentarsi in una posizione poco agevole.

Concorda l’origine di “pisolino”: ‘pisolare’ significa muovere la testa qua e là e inchinarla proprio di chi sonnecchia. Mentre pennichella trova stabile collocazione, ormai, nei dizionari della lingua italiana, leggo che appennicarsi sembra ancora fortemente marcato in senso diatopico e non è accolto dai lessicografi. E la cosa mi ha tolto il sonno.

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