Segue la trascrizione di alcuni estreatti dell'intervento alla Gran Loggia 2019.

 

“Siamo nel 1300 e Dante da di piglio alla commedia, forse neanche aveva già pensato di dare questo titolo alla sua opera… divina, poi… non ci pensò proprio! Diciamo che aveva con il concetto di divinità dei rapporti piuttosto severi e sobri. Fu Boccaccio a decidere che quest'opera meritasse un’aggettivazione così imponente…”

 “…ma, disgiuntivo, misi me! Non dice ‘mi misi’. Dice ‘misi me per l'alto mare aperto’ oggettivando la sua persona che è gestita dalla sua volontà.”

 “(Ulisse) voleva andare a Itaca? Ma per carità! L’aspettava un padre noiosissimo, un figlio deficiente,  una moglie che ha inventato la telenovela e che riscrive sempre la stessa storia.”

 

“Ulisse inventa Internet, come è noto a tutti: in acqua puoi cambiare strada, sempre, fino all'ultimo secondo perché le vie sono innumerevoli. Questo è Internet, la rete, che si identifica con l'acqua; questa è una verità inerziale che è sotto gli occhi di tutti. Quindi noi non facciamo che replicare per miliardi di volte la battuta con cui io ho inaugurato questa conversazione ‘ma misi me per l'alto mare aperto’. È l'alto mare aperto la cultura, il metodo culturale che si amplifica davanti a noi. Il metodo, amici miei.”

 “Una volta, come forse qualcuno di voi ricorderà, ho lavorato con Massimo Troisi al quale mi legava un'amicizia intelligente. Preparavamo il film che poi abbiamo fatto insieme, o meglio che lui ha fatto e a cui io ho partecipato, che si chiamava ‘Ricomincio da tre’. Lui venne a casa mia, avevo cambiato casa da poco e avevo ancora tutti i libri sparsi per l'appartamento. Erano già allora parecchie migliaia. Massimo era sgomento però non disse nulla. Si accomodò. Io gli preparai un caffè e poi mi chiese: ‘Ma… li hai letti tutti?’ Ed io risposi: ‘Molti ne ho letti, molti li leggerò, molti non li leggerò proprio, ma comunque no, non li ho letti tutti’. E lui mi guardò e mi disse: ‘E per forza, quelli sono assai. Tu, sei solo!’”

 “La scuola, questa parola bellissima, skolè dicevano i greci. Quella realtà esistenziale morale etica appassionante che tutti ricordiamo con disperato piacere, quell'incubo dolcissimo di studiare. Senza di quello non ci saranno congetture da fare sulla cultura.

È il diritto di ogni paese, di ogni comunità libera di continuare a trasmettere la cultura e lo può fare solo con l’istituzione somma di una società civile che è la scuola.

Se non alimentiamo la scuola, non alimenteremo le nuove generazioni. Le abbandoneremo alle illusioni del sapere mediatico di questi ‘signori’ che non fanno a tempo a inventare un sistema per poi pentirsene - guardate le ultime ammissioni dell'inventore di Facebook.”

 “Qualche anno fa ho pubblicato un libro intitolato ‘Lo Spettatore Vitruviano’. La figura di questo uomo incarna perfettamente quello che dice Marshall McLuhan, ovvero che gli strumenti media sono prolungamenti degli arti e dei sensi,  quindi, quando un l’Uomo Vitruviano lambisce, tocca, sfiora l'ambiente in cui si trova, è l'uomo moderno.

C’è del sacro in quell’Adamo crocifisso in se stesso, in quel Uomo Vitruviano che misura la realtà toccandola. Lui sa benissimo che se la tocca, prima o poi la capisce, e se la capisce la potrà spiegare, e se la potrà spiegare avrà creato uno dei saperi che costituiranno la cultura. La cultura, come sosteneva il filosofo Edmund Husserl, è il ‘sedimento naturale dei saperi condivisi’.”

 

 

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